sabato 17 dicembre 2011

Racconti di Natale:IL REGALO DI NATALE

Siete pronti per questo secondo racconto natalizio? gentilmente offerto da Samuel Scrivano,scrittore esordiente e autore di Acrobazie verbali (di un uomo senza equilibrio) (pagina fb https://www.facebook.com/pages/Acrobazie-Verbali/199515943406647 ), libro che grazie ad una catena di lettura su anobii (http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3178833#new_thread) ho potuto leggere e apprezzare (ne riparleremo in seguito,non dimenticatevelo).

IL REGALO DI NATALE 
                                                                  03/12/2011
Il ragazzo guardò Alice con un sorriso scaltro e derisorio.
Un sospiro divertito spuntò dalle labbra per quel che l’amica gli aveva appena detto.
“Dai Alice non è possibile!”
Lei lo guardò furente ma complice, “Ah no?!”
“Decisamente …”
“E perché no?”, continuò in quella schermaglia scherzosa.
“Ma dai Alice, chi è che odia Babbo Natale, molti odiano il natale, ma lui … è come dire che non ti piace la cioccolata!”
“Ma a me piace la cioccolata Sim! E le due cose non sono collegate. Io odio Babbo Natale, ma se per te è così assurdo spiegami perché non dovrei …”, sogghignò.
“Dai Alice … è un vecchietto folle e rubicondo, gentile e vestito di rosso, costruisce giocattoli per i bambini, vive al polo, ha un pancione da strizzare e una barba bianca da tirare e, ah, l’ho già detto che costruisce giocattoli?!”
“Primo”, cominciò Alice un po’ stizzita, “non è rubicondo ma avvinazzato, questo il motivo delle guance spaventosamente rosse, secondo il fatto che sia dolce e gentile l’hai detto tu e non ne hai prove. Inoltre ha una risata odiosa, ma a chi piace quel OH-OH-OH, oltretutto è un vecchio che costruisce giocattoli, per non sappiamo quale fine, in una fabbrica che inquina il nord del mondo e ci riesce pure! e poi schiavizza dei nani o bambini con le orecchie a punta … Secondo me ha dei segreti da rivelare!”
Sim proruppe in una risata sincera e fragorosa, “Alice sei fantastica. Mi fai venire le lacrime agli occhi, sembra davvero che tu ci creda quando ne parli!”
Alice gli fece una linguaccia e una smorfia …
Il ragazzo finì il suo caffè con lentezza studiando il sorseggiare dell’amica, “Allora mi accompagni a finire il mio giro di regali? Me ne manca solo uno …”
“Va bene, ma non credere che mi diverta, te lo faccio come favore! Odio fare i regali.”
“Che odi fare i regali ci posso anche credere, ma sospetto che tu te la spassi un mondo a vedere le nostre facce quando scartiamo i tuoi.”
“Forse …”

***


Alice non era pazza, semplicemente non amava quel suo assurdo personaggio dell’infanzia, non perché intorno a quella figura fossero accaduti o cresciuti avvenimenti particolari, a quanto se ne sapeva; ma l’aver scoperto presto che era il padre a portarle i regali, le aveva ammantato Babbo Natale d’una veste negativa così da poter salire velocemente dall'innocenza di bambina all’adolescenza da ragazza.

Così l’”Uomo nero” e la “Fatina dei denti” sparirono senza pietà , e nessuna traccia ne rimase nella mente, però l’idea d’un Babbo Natale cattivo restò in lei, nascosta negli interstizi dei suoi ragionamenti, alimentandosi lentamente della sua indifferenza che diveniva pian piano odio.

***
Come ogni anno in quel periodo Alice, un po’ per gioco, un po’ per scaramanzia, e un po’ credendoci per davvero, aveva preso l’abitudine a seguire una vecchia e stupida tradizione, che lei però interpretava a suo modo. Così il frutto delle sue fatiche giaceva ora sulla tavola: dei bei biscotti tondi alle mandorle e noci torreggiavano tronfi e gustosi su d’un bel piatto Maisen, ed una bellissima brocca Bon China quasi traboccava di latte alle mandorle che spandeva un meraviglioso odore tutt’intorno; due bicchieri, uno del colore dell’avorio e già usato e l’altro vuoto, le attendevano accanto come due guardie a riposo per essere o riempiti o svuotati.

Una mano ossuta e affusolata, candida e dalle unghie perfettamente curate, come fine porcellana in miniatura, giocherellava ansiosa col bordo di pizzo della tovaglia: era il sintomo inequivocabile dell’attesa del suo proprietario che aspettava il suo amabile ospite e faceva di tutto per non addormentarsi …

Alice dormiva.
S’era assopita senza accorgersene e controvoglia.
I suoi occhi s’erano aperti e chiusi ritmicamente per alcuni minuti, dapprima con frenesia per resistere alla tentazione d’appisolarsi, poi sempre più lentamente vinti dalla stanchezza, finché il sonno ebbe la meglio su di lei, fino ad un leggero russare.
Uno scricchiolio la richiamò dal suo sonno scomodo, issata malamente sulla sedia con cui si stava torturando.
Una enorme figura bianco-rossa le si stagliò dirimpetto con fare bonario e divertito.
Le si sedette di fronte ingombrando tutto lo spazio a disposizione.
Le narici della ragazza fremettero di gioia ed odio: aveva ragione, esisteva! E finalmente era lì …
“Bene, bene, bene, salve signorina. È raro trovare una ragazza della tua età che crede ancora in me!”, le sciorinò veloce l’omone con un luccichio benevolo negli occhi ed un tono curioso.
“Vi sono tanti tipi di certezze e fedi dopotutto …”
“Vero, vero, signorina, te lo concedo. Ma a quanto pare più che di certezze o fede, qui si parla di realtà …”
“Davvero sei reale?Oppure ti sto sognando? ”
“Che tu sogni ogni tanto è inequivocabile, altrimenti non crederesti ancora in me. Ma sì sono reale e con tutto il lavoro che ho fatto questa notte sono anche venuto a conoscere te, che sei l’ultima della mia lista di quest’anno!”
“E perché sarei sulla tua lista?”, ribatté preoccupata Alice dei risvolti di quell’affermazione.
“Perché sei stata una brava bambina ovviamente, perché altrimenti? E come tutte le brave bambine meriti un regalo.”
“Merito un regalo? Davvero? E di che genere sarebbe? Anzi non me lo dire; però t’avverto che se è una visita alla tua fabbrica schiavista la risposta è no grazie …”, rimbeccò al grassone.
“Ancora con queste tue idee rivoluzionarie?”
Alice lo guardò sbalordita che sapesse …
“Sì io so signorinella, ma comunque sei stata una brava bambina, anche per una adulta”, e continuando con un sorriso divertito,”ma anche un ciccione falsamente gentile come mi definisci tu, paga i suoi debiti!”
“Beh più che falsamente gentile ti definirei un ciccione obeso che cammina di soppiatto per le case altrui di notte, con fini non palesi e forse loschi, con la scusa dei balocchi … ma immagino che avrei sentito anche questa mia definizione!”
“Sì so tutto delle tue affermazioni libertine, ma come t’ho già detto hai fatto proprio la brava bambina quest’anno e quindi mi sono affannato a trovare il regalo adatto, quello che volevi davvero, e indovina?”, finì trionfante l’uomo in rosso.
“Facile l’hai trovato giusto? Peccato che l’unico regalo che io voglia da te altro non è che la verità!”
Babbo Natale però scacciò quella affermazione con una mano, come si fa con le mosche fastidiose, “Sono sicuro che ti piacerà il tuo regalo” ed intanto addentava con fare goloso uno dei biscotti, mentre con la mano libera innaffiava copiosamente di latte di mandorle il bicchiere vuoto. Briciole marrone scuro e pezzi di nocciola caddero sulla barba bianca come un contrasto, mentre un leggero rivolo chiaro scese dalle labbra a sporcando anche i baffi.
“Sei divertente bambina mia …”
Alice inorridì a quella frase, “Io non sono tua figlia!”
“Ma certo, ma certo, ma come dicevo prima il regalo per te l’ho trovato, ed è proprio quello che più desideravi, e te l’ho già anche dato!”
Alice lo guardò scettica, “E come?”
“Ma non è ovvio? Sono qui ora, oggi la vigilia di Natale, ed invece di mostrarmi col corpo di uno dei genitori, sono qui di persona …”
La ragazza si spaventò per un attimo, ma riprese subito il controllo di sé, “Però sei veramente tu?”
“Oh Ma certo, ma certo cara ragazza. Sei felice?”
“Felice? Ma felice di cosa? Io ti odio!”
“Ma era quello che volevi!”
“Sì, no, forse, non lo so, ma non mi aspettavo questo …”
“Il sì lo capisco, il no posso immaginarlo, ma il forse?”, gli chiese l’immensa macchia rossa.
“Il sì e il no sono ovvi”, cominciò urlando Alice, “ma io ti incolpo di cose gravissime e tu non smentisci? Non dici niente? Ti limiti a sorridere?”
“Ma …”
“Peggio mi fai anche un regalo …”, quasi sputò l’ultima parola.
“Attenta a come parli signorinella”, poi Babbo Natale si placò bonario, “Io non ho bisogno di smentire alcunché!”
Alice lo fulminò con gli occhi e Babbo Natale continuò nella sua spiegazione, un capogiro o una leggera vertigine lo bloccarono per un attimo, una mano che s’infilava tra capelli e tempie a massaggiarle come una raspa, scacciando a forza il fastidio e come se agitato continuò imperterrito e concitato, “Io non bevo alcolici, sono sicuramente fuori forma e di sicuro non sono uno schiavista …”, un respiro affannoso e veloce si sostituì quasi all’ultima sillaba.
“Io non ti credo, dove sono le prove?”
Il profumo di mandorle saturava sempre più l’aria.
“Non ho bisogno di prove io!”, tuonò l’uomo, il cuore che batteva all’impazzata, “Possibile che tu sia così testarda da non vedere la verità?”, ma la frase gli si strozzò in gola per un dolore fortissimo alla testa, che poi sceso lungo il viso e sul collo, e più in basso fino al petto come a comprimergli il torace.
L’omone sussultò, ma continuò alterato, “Io sono innocente, quello di cui mi accusi è falso!”, ma era così debole che appena s’alzò in piedi cadde carponi a terra disorientato.
Alice lo guardava impotente, quasi indifferente, ma non si può rimanere impassibili davanti ad un uomo che muore egli si inginocchiò accanto.
Babbo Natale la guardò rosso in viso, quasi paonazzo, il rossore simpatico del volto ormai coperto da quello malsano, tentò di buttare giù una frase stentata, un “Cosa …”, gli nacque e morì in gola ormai in preda ad una confusione mentale che avrebbe potuto precedere un collasso da un momento all’altro.
Alice gli teneva la mano, gli occhi di ghiaccio fissi su di lui, “Parla, Parla …”, gli ordinava picchiandolo col pugno chiuso, ma Babbo Natale rimaneva muto, il contorno del suo viso che tremolava sotto i colpi ed il respiro che si faceva sempre più convulso e gracchiante, finché l’ultimo alito di vita non gli si bloccò in gola e non respirò più: muto e col volto rubicondo come se in fiamme.
Morto.
Steso a terra come un gigantesco sacco rosso.
Alice accanto che lo percuoteva ancora e gli ordinava di parlare, di confessare quel che le aveva fatto, ormai anche lei in uno stato mentale precario.
Il cianuro aveva fatto effetto.
Babbo Natale era finalmente morto.
Il corpo dell’omone tremolò come acqua ghiacciata che si scioglie al sole e cominciò a dissolversi: il rosso scomparve per primo.
La stazza diminuì notevolmente, quasi a rimpiccolirsi.
Le membra era come se si rattrappissero.
Il colorito della pelle era ancora un fuoco.
Per ultima scomparve anche la fisionomia del viso.
Suo padre la guardava sa terra spaventato e sorpreso, lo sguardo come bloccato su di lei.
Morto anche lui!
Alice cominciò a singhiozzare e a piangere, come una bambina cattiva, Babbo Natale le aveva mentito e lei aveva ucciso suo padre!
Alice rideva e urlava e piangeva, ma finalmente era felice: l’uomo che le aveva distrutto l’infanzia, l’uomo nero dei suoi abusi, che falsamente si travestiva per lei a natale, per una parvenza di famiglia felice e normale, era finalmente morto e non avrebbe più potuto farle ancora del male.
Babbo Natale in fin dei conti le aveva proprio fatto il regalo più bello del mondo, quello che nascondeva anche a se stessa in un angolino della sua mente.
Il mostro era morto.
Il cianuro aveva ucciso la persona giusta.
Dal pavimento sorsero bagliori rossastri attorno alla sua ombra, che la spaventarono, lei si alzò di scatto per fuggire ed in quel momento la sua immagine andò ad impattare lo specchio: era vestita d’uno sgargiante rosso bordato di pelliccia bianca, aveva addirittura il cappello!
Come se dal fondo del pon pon, fin dentro la sua mente, salì una voce sconosciuta e misteriosa, fievole e terribile come un tuono: “Tu saprai fare meglio?”; una nuova vita gli si parò così davanti maligna e assurda, poi tutto divenne d’un rosso cupo come sangue.

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